UNA SOTTILE LINEA DI CONFINE

Per l'Italia l'idea d’Europa non è certamente nata nell'ormai famoso Britannia, dove semmai si era giunti già ai restanti dettagli di quel che si doveva fare per abbattere i suoi principali e decisionali organismi.

E riguardo al cosiddetto governo unico mondiale, può dirsi che nelle sue fattezze, possa aver influito in parte, perché ogni nazione, ogni continente in fondo, ha le sue priorità, l’ambizione dei propri uomini che vi risiedono, e non sempre è un qualcosa da considerarsi in un’ottica di tipo apolide, cosmopolitico o internazionale.

Una valutazione in tal senso andrebbe quindi a inserirsi su quel confine fra Europa continentale, in tutte le sue componenti nazionali (in tal senso un fronte comune di difesa economica della propria partnership in sede di negoziati internazionali) e i cosiddetti sovranismi, di matrice sostanzialmente britannica, venuti fuori, esplosi, nel loro improvviso successo, dalla crisi degli equilibri dovuti a una cattiva, o presunta tale, gestione europea.

Verrebbe da chiedersi quindi se il sentito malessere europeo sia scaturito, nelle sue cause, da ingerenze extra/continentali, attraverso un'infiltrazione del suddetto sovranismo, oppure se un tipo di discutibile gestione interna abbia invece fomentato, per altri versi, una stessa tipologia di sovranismo, in popolazioni europee, comunque non soddisfatte dai loro accentranti accordi.

Per quanto ci riguarda, diremmo e anzitutto, che giunti a questo punto diviene quanto meno d’obbligo, il fatto di non lasciarsi più illudere: non bisognerebbe dar per scontato infatti, che se l’Europa, l’Euro, siano stati minacciosi nei confronti di zone o nazioni extra/continentali, in ciò li si debba vedere come causa di tutti i mali, ma anzi si potrebbe presumere che abbiano invece fatto la loro parte, riuscendo a convogliare per sé dei vantaggi fin lì impensabili, che ai loro popoli, e per via dei loro concorrenti, non era dato poi sapere.

Concorrenti che potremmo dunque identificare in quelle colonne (o logge) di tipo britannico/occidentale, come personaggi influenti, amministratori inseriti nei gangli, nei centri decisionali d'Europa, di notevoli abilità e qualità, migliori forse di un qualsiasi europeo, ma con il solo inconveniente, e di non poco conto, di agire, decidere, movimentare, contro l'Europa stessa.

Viene quasi da sorridere nel pensare che l'Italia, confronto a continenti o strutture quali il Nord-America o il Commonwealth, ce la possa fare da sola, attraverso una tipologia di sovranismo anti/europeista, quando per giunta illusoriamente strutturato su presunte basi ideologiche.

Solo dall'Europa semmai, potrebbe ripartire una rinascita, che tenga testa a quelle stesse strutture, in un'ottica imprescindibile di alleanze, che giungano a riformare una sintesi interna fra Impero e Nazione.

Stesso discorso varrebbe per strutture locali, quali consigli comunali e regionali: qualcuno forse è ancora convinto che un sindaco o un presidente di una regione, in forma ideologica e con la sua sola giunta, possa riuscire a gestire, quindi a scardinare, ciò che neanche l'Italia forse riuscirebbe a fare per sé, se anzitutto non ha ben chiare le proporzioni di come si debba svolgere la battaglia?

Dovrebbero quindi, tale sindaco, o tale presidente, vivere di progettuali ristrettezze, di ricatti, di immobilismo, se non quindi di malaffare?

Non si tratta solo di questioni inerenti a dilettantismo politico, ma di una pericolosa forma, e in termini effettivamente costruttivi, di irrealismo.