L'ARTE DEL DOMARE E TRASFORMARE

L'arte del domare e trasformare
si adegua spontaneamente a quanto già tracciato nel breve testo Appunti sulla rivoluzione (link) o nella seconda "gattopardesca" parte de In una notte d'estate (link)

A farla, la politica, 
o sono i figli o le figlie di buonadonna, 
o non ha senso che esista (M. Migoni)

In Italia sembrerebbe che sui recenti scandali Soumahoro e Qatargate, ad armarsi di mandato=dossieraggio sia stata l’attuale linea governativa, in fredda trasversale e silenziosa rappresaglia, alla recante pessima esposizione pre-elettorale, quando presuntivamente fascista o perché inspiegabilmente inaccettabile.

In tutto ciò, sedi motivazionali ne divengono l’Europa e la visione in gioco sul concetto gestionale di immigrazione, il cui rischio, su quest’ultimo, viene già contenuto in sé, dal fatto di andare ben oltre la sola idea o il concetto stesso.

Non chiederemo lumi al governo su quanto avvenuto, quindi da chi e da cosa possa essere scaturito tutto ciò, ci piace invece pensarlo come un motivo in più di efficienza.

Ci piace pensare, per modi e tempi, che non sia stata un’inutile rappresaglia, un fittizio smascheramento.

In sede di ipotetiche credenziali e di propaganda, ne viene quindi smascherato un senso morale-ideologico di accusa, per un qualcosa di ben peggiore di parte opposta, come a decretarne, su Europa e immigrazione, l’autentica realtà dei metodi e degli atteggiamenti, sia nell’un caso, quello attualmente governativo, che nell’altro.

Tirarsi fuori e far finta di niente cercando di relativizzare il tutto, da un punto di vista politico, ideologico-morale, di credenziali e di propaganda, servirebbe a ben poco.

Ormai - e non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro - la misura è colma, non regge più.

Non siamo contro il concetto e l’azione migratoria, ma sappiamo, e perché soprattutto italiani e residenti in Italia - ma anche perché cittadini del mondo - che simili truffe fanno a pugni fra loro, perché il migrante, in tal modo, da una dignitosa provenienza - vuoi talvolta, per usi e costumi, anche difficoltosa e ai limiti della sopravvivenza - viene così indotto, una volta giunto illegalmente nel bel paese, a entrare comunque in uno stato di cattività, che in casa sua difficilmente avrebbe potuto avere o patire, sia per scelte che poi si è ritrovato a fare, che dunque per conseguenti reazioni.

Per cui un Nuovo Ordine, in tal senso, beneficerebbe e si imporrebbe sia agli italiani, e agli europei tutti, che all’eventuale migrante stesso.

Un Nuovo Ordine che vada di pari passo con il concetto di natalità: sarebbe inutile nascondersi dietro a uno spurio internazionalismo, bieco strumento residuo, che non rende neanche più causa a chi lo utilizza; quel concetto di natalità non è tanto l’italiano ad averlo pensato e a volerlo tradurre in termini effettivi, quanto semmai le altre nazioni ad auto-impoglierlo, qualora l’Italia lo dovesse inevitabilmente, per così dire, prendere a modello.

Diversamente se la volessero indebolire (ma in tal senso di accadimenti ben più concreti non ne mancherebbero) allora tanto varrebbe continuare a servirsi di quel bieco residuale strumento, che a quel punto però non se ne otterrà più una politica, un'autentica organizzazione sociale degna di dirsi tale, ma se ne avrà soltanto disagio, anarchia, povertà.

Sono le singole nazioni, anzitutto - europee e non solo - a fregiarsi al meglio di quel concetto di preservazione etnica, sarebbe quasi da ipocriti o sprovveduti non sottostarne; il resto è regola, con qualche eccezione.

In Italia, viste le idee correnti da certo pensiero unico (dopo quello Napoleonico - più tradizionalmente inteso - l’emergente e secolare imperialismo di tipo finanziario potrà pur vestirsi di rosso, nascondendosi a oriente, che a contare comunque saranno sempre la finalizzazione, l’efficacia, il riscontro di un’idea, di un’iniziativa, di un atteggiamento) su tutto sembrerebbe voglia esserne più l’eccezione a farne la regola, con il continuo "abboccamento" per la maggior parte dei suoi cittadini, quando intenti a cascarci e a pensarla in quel modo (è quanto maggiormente richiede quel tipo di imperialismo finanziario, e non tanto per il fatto di arricchirsi).

Perseguendo invece limpide gestioni o concetti di cui sopra, l’Europa, con le sue singole nazioni, senza essere neanche troppo aggressiva, quel pensiero unico può giungere a domare e trasformare, e proprio a cominciare dall'Italia, ora che la maggior parte dei suoi cittadini, nei fatti, sembra aver preso coscienza di sé.

Sull’attuale governo in carica, della sua (prioritaria) rivoluzione fiscale, comprendente anche di polemiche e del cosiddetto reddito di cittadinanza, non ci metteremo certo fretta, sicuri possa essere un qualcosa che necessiti di dovute tempistiche.

A differenza della sua parte opposta, è bastato individuarne soltanto l’impostazione, l’ispirazione di fondo.

Il resto, non da poco, potrebbero esserne eventuali pericoli, in quanto tali perché dovuti a un'errata strategia, laddove il governo finisse per risultare troppo esposto o ribelle, spropositamente servile o esecutore/clientelare (vedasi la sua parte opposta) su un qualcosa che inevitabilmente dovrà confrontarsi con lobby o consorterie fautrici di quell’unico pensiero dominante, la cui migliore alternativa, come detto, consisterebbe nel saperlo domare e trasformare.