DELL'IDEA STRATEGICA

Da un punto di vista tradizionale, in seno ad argomenti o battaglie realmente cruciali, il voto sia comunale che regionale può dirsi che ben poco incida, qualora un cambio drastico tra chi governava in precedenza e un eventuale subentrante, e indipendentemente dal colore o parte politica, possa addirittura “tecnicamente” migliorare le questioni strutturali in seno a uno stesso comune o regione.

Delle questioni tradizionaliste di cui sopra invece, se ne inizierebbe a vedere una loro compromissione, quando soprattutto da un punto di vista nazionale e continentale-internazionale.

In ambito strettamente locale, e cioè riguardo una zona cittadina o un quartiere, non certo per raccomandazioni, non tanto per favoritismi, ma per il tramite del voto, diviene invece non poco importante avere un proprio politico di riferimento, che possa il più possibile risolvere in tempo reale questioni improvvise, danni strutturali, manchevolezze dovute a un’amministrazione, a una burocrazia interna cittadina, troppo spesso piegata sulle sue preferenze o dispute ideologiche, sui suoi privilegi, che nulla, talvolta, hanno a che fare con la classe politica strettamente intesa, con i problemi urgenti e reali, e tutto ciò prima che sia lo stesso “popolo” a gridare pregiudizialmente e indiscriminatamente contro il politico in quanto figura a sé.

Questi vogliono essere dei punti essenziali per la comprensione e conseguente azione di rivolgimento sulla realtà italiana e non solo.

In termini effettivi, altro fatto che lascia un po’ perplessi è l’identificazione a compartimenti stagni di alcuni filoni ideologici, o pseudo tali.

Mi riferisco ad alcune schiere (se non singoli individui) autoformatesi con legittima e presunta libertà di coscienza (?) più simili a delle tendenze prive di una minima contezza strategica, e al cospetto di un “potere”, quando da intendersi nella sua accezione meno positiva: differenze a destra tra un circuito che si definisce “sociale”, e un altro che viene indicato come “capitalista” o “conservatore”, ecco chi solito ad avversare quei grandi poteri e a citare i soliti nomi quali Rothschild, Soros ecc. e proprio per questo ad associarli a quel presunto circuito capitalistico-conservatore, spieghi come intende spuntarla se da un voto riuscisse malauguratamente a governare: direi che già di per sé risulterebbe impossibile che su determinati presupposti arrivi a farlo, e questo è un fatto non da poco, che denota già una certa miopia strategica, tale da divenire miopia divisoria, comunque già in essere prima di rivelarsi tale.

Il sistema politico-economico internazionale, voluto e composto da nazioni velatamente in rivalità fra loro (che spesso fanno tanto la morale sul “razzismo”, ma questa è un’altra storia) non vuole certo essere stravolto, diversamente si sarebbe già autodistrutto con terze, quarte guerre mondiali, salvo al limite giungere per lieve implosione alla fine di un ciclo.

Il sistema politico-economico internazionale necessita semmai di eventuali novità o migliorie dall’interno, e bravo chi, proprio dall’interno di tale contesto, vuoi con un senso graduale di strategia in base ai propri intendimenti, vuoi con la persuasione, riesce a ottenere per la propria nazione, ciò che in tempi e in sistemi sospetti e non proprio facili, nessuno si sognerebbe mai possa avvenire, ma tutto ciò, come detto, “dall’interno del sistema”, “partecipando al sistema”, e non tirandosene fuori nella speranza - ghettizzata, popolare o populista che dir si voglia - di una qualche utopica rivoluzione (che fra l’altro, qualora minimamente prendesse piede, nella stragrande maggioranza dei casi prevederebbe degli inconsueti e inutili bagni di sangue, congeniali proprio a chi si credeva di combattere).

Si necessiterebbe intelligenza, e non violenza, e non si tratta di vendere l’anima al diavolo, ma semmai di accoglierlo quasi per annichilirlo, usando i suoi stessi metodi per non lasciarsi sopraffare, ben attenti a non farsi domare anche per il tramite di altri particolarismi.

Se anche il popolo, poiché dagli "spettacoli" fortemente attratto, non sia in grado di comprenderlo, non si tratta, ad esempio, di voler o dover essere sfacciatamente anti-quello o anti-quell’altro - e soltanto per questioni di presunta coerenza e orgoglio di parte - ma in certi casi di esserlo “dentro” e non “fuori”, tanto per rendere l’idea.